Curare gli alberi - agronomo Milano

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12.11.2014 19:13

Giardini terapeutici: armonia di forme, colori e profumi

Ci sono numerosi lavori scientifici che dimostrano come l’esposizione delle camere d’ospedale su un’area verde influisca positivamente sul decorso della malattia dei pazienti. In questi casi l’ospedalizzazione è significativamente più breve con risparmio delle strutture sanitarie e aumento del benessere dei pazienti.

Per questo è importante che gli ospedali siano dotati di un’area verde fruibile per i diversi pazienti: persone in carrozzina e con le stampelle, disabili, convalescenti dopo interventi chirurgici e naturalmente i famigliari in visita. I colori, i profumi e le forme di fiori, frutti e foglie del regno vegetale contribuiscono certamente a stimolare la mente e il corpo di persone affette da diverse malattie. A questo si aggiunge anche come la percezione spaziale di ambienti particolarmente rassicuranti possa mettere a proprio agio e tranquillizzare alcuni tipi di pazienti effetti da malattie del sistema nervoso.

Gli effetti terapeutici di piante e fiori si possono così concentrare in spazi appositamente dedicati al recupero di alcune categorie di malati, senza togliere la fruibilità a tutta la cittadinanza desiderosa di godere di spazi dedicati al recupero delle energie.

 

I giardini terapeutici sono al centro dell’attenzione dei più importanti garden designer e stanno attirando grande interesse in tutta l’opinione pubblica.

I giardini terapeutici in tutte le stagioni devono mostrare vegetazione colorata e vigorosa senza creare spaesamento nei frequentatori. Quindi meglio puntare su spazi abbastanza raccolti con numerose panchine e punti sosta. L’ideale è creare più “salotti verdi” dove il susseguirsi delle stagioni sia sempre accompagnato da elementi vegetali vistosi così da offrire anche numerosi punti di riferimento per quei pazienti che faticano a memorizzare i percorsi e gli spazi. Quindi, in primavera i ciliegi da fiore, gli alberi da frutto e le acidofile quali azalee e rododendri possono caratterizzare gli ambienti. In estate le Lagerostremie ei glicini in affiancamento a piante orticole e erbe aromatiche riempiono l’ambiente di colori e aromi. L’autunno è l’ora delle chiome rosse e gialle puntando su diverse varietà di aceri e liquidambar che possono essere affiancati da melograni e corbezzoli. L’inverno è il tempo di diospiro (per la presenza dei coloratissimi frutti noti come cachi), cotogno giapponese (fioriture vistosissime rosse) e arbusti sempre verdi come alloro, agrifoglio, pyracantha e fotinia. La presenza di bacche e fioriture vistose è importante anche per l’obiettivo di attirare uccelli e insetti che ravvivano il giardino.

I salotti verdi possono essere ottenuti per mezzo di giochi di vasche e fioriere (componendo dei veri e propri compartimenti molto definiti) o anche gazebi di varia dimensione, magari ricoperti da piante rampicanti come la passiflora.

 I sentieri di collegamento tra un compartimento e l’altro saranno affiancati da piante tappezzanti capaci di evidenziare meglio il percorso. Anche in questo caso durante il percorso è bene che le tappezzanti varino gradualmente colore e forme delle foglie in modo da creare continui punti di riferimento nel visitatore.

A questo scopo l’erba pignola rossa e diverse varietà di ginepro nano possono soddisfare quest’obiettivo.

I giardini terapeutici si prestano benissimo a essere integrati con leggeri giochi d’acqua e a arredi diversificati per materiale, colore, dimensione e forma.

La manipolazione di terra e piante ha degli effetti terapeutici notevoli per tante disabilità. L’ideale in un giardino terapeutico è garantire uno spazio ombreggiato con un piano ampio ad una altezza corretta anche per chi si trova in carrozzina dove consentire attività vivaistica, magari proprio con le piantine che saranno messe a dimora nello stesso giardino.

11.11.2014 20:26

Un piano del verde per il rinnovo del patrimonio arboreo

Alberi assassini? La colpa è dell’uomo!

Le copiose piogge di questi giorni stanno portando al centro dell’opinione pubblica la necessità di una costante manutenzione del territorio.
Territorio messo alla prova dal cambiamento climatico ormai sotto gli occhi di tutti. Manutenzione che va estesa anche al verde urbano e in particolare alle alberature stradali. È notizia proprio di questi giorni dell’albero caduto in piazza Vesuvio a Milano che solo per un caso non ha fatto nessuna vittima.

Di seguito una brevissima cronaca degli ultimi mesi:

"Uccisa da una palma. È successo la settimana scorsa a Catania, nella centralissima piazza Cutelli, dove una donna è morta sotto una palma sradicata dal forte vento. La vittima, Patrizia Scalora, 49 anni, era seduta su una panchina con la figlia di 19 anni che si è salvata per miracolo ed è rimasta illesa. La madre è deceduta sul colpo, e la figlia è ora sotto choc. Stesso scenario a Napoli lo scorso giugno dove un pino secolare è crollato addosso ad un auto uccidendo la proprietaria al volante".

Gli alberi rappresentano una risorsa irrinunciabile per la qualità della vita delle città, eppure se trascurati possono diventare pericolosi. Un albero è un essere vivente e quindi nasce, vive, si riproduce, si ammala e naturalmente muore.

Gli alberi in città possono sopravvivere da alcuni decenni fino a centinaia di anni; le variabili in gioco sono moltissime: dalla specie al contesto presente attorno alla pianta. Infatti, la città presenta condizioni molto diverse rispetto al bosco dove la maggiorparte degli alberi è abituata a vivere. Umidità della terra e dell’aria, l’inquinamento, le temperature più alte e l’interazione con asfalto e automobili rende il contesto urbano non ideale per la crescita delle piante. In genere, in città olmi e tigli nelle condizioni ottimali possono durare 30-40 anni e più, mentre i pioppi già dopo 20 anni possono mostrare i primi segnali di degradazione e senescenza. Alberi,invece, come Prunus e alberi di giuda possono mostrare senescenza prima dei 20 anni d'età sopratttutto se posizionati lungo viali trafficati.
 


Ma come accorgersi che un albero è giunto a maturità o che sta diventando pericoloso?

Alcuni sintomi possono destare un primo allarme.

È bene osservare attentamente il tronco e notare la presenza di distacco della corteccia, di attacchi funginei o inclinazioni sospette rispetto al piano campagna, nonchè di strutture insolite (rigonfiamenti, fessurazioni, costolature, carpofori sulla superficie). Lo stato della chioma non sempre è un criterio affidabile: spesso gli alberi con importante degradazione del legno presentano una chioma vigorosa e in buona salute.

Altrettanto importante è l’osservazione di radici particolarmente superficiali, branche che mostrano diverso carico rispetto alle altre e ferite di potature mal condotte e non cicatrizzate. In caso di forte vento e temporali il movimento degli alberi non deve preoccupare, al contrario di inclinazioni improvvise e permanenti proprio a seguito del maltempo o di lavori che hanno interessato aree adiacenti al colletto. In questo ultimo caso è bene rivolgersi
immediatamente all'agronomo di fiducia.

Per quanto riguarda la pericolosità degli alberi ad alto fusto la risoluzione sta tutta nella prevenzione e in un piano del verde che preveda una programmazione e pianificazione di messe a dimora e di abbattimenti coerentemente con i cicli vitali delle piante e delle condizioni del contorno. Questo consentirebbe un rinnovo ciclico e mirato del verde urbano riducendo drasticamente la probabilità di cadute e schianti.

Attualmente i regolamenti del verde dei comuni indicano le norme più utili alla corretta gestione ordinaria del verde ma è molto rare trovare la formulazione di un vero e proprio piano del verde che impedisca l’eccessivo invecchiamento delle alberature stradali. Invecchiamento che è un problema di gran parte degli alberi delle principali città italiane. Questo non significa che tutti gli alberi con più di 30-40 anni andrebbero rimossi, ma che andrebbe effettuata una verifica puntuale in cui la cittadinanza deve essere coinvolta. Infatti, se è scorretto abbattere alberi in piena salute per motivi sciocchi, è altrettanto sbagliato opporsi alla rimozione di alberi che, dopo un attento esame di esperti qualificati, ne attesti la pericolosità. E in queste scelte è fondamentale coinvolgere attivamente la cittadinanza che quotidianamente vive i benefici degli alberi cittadini.

Qualora alberi di grandi dimensioni presentino solo uno dei sintomi elencati sopra è importante sottoporre l’albero a verifica della stabilità (VTA) anche per mezzo di analisi strumentale, sempre sotto la super visione di un Dottore Agronomo, regolarmente iscritto all’Ordine professionale.
 

Le alberature stradali e gli alberi di grandi dimensioni necessitano di una frequente rimozione del secco e dei rami malati (e non di potature radicali) che possono essere accompagnata dalla verifica puntuale di eventuali carie che minano la stabilità degli alberi. Questo approccio mantenuto ogni 2-3 anni può scongiurare brutte sorprese.
 

 

11.11.2014 16:08

Gli orti urbani convengono?

In passato le città erano circondate da immense campagne dove erano coltivati gli ortaggi che meglio beneficiavano delle condizioni climatiche del posto. Dunque se nel Sud melanzane, peperoni e pomodori erano gli ortaggi più coltivati, al Nord a prevalere erano verze, cavoli e radicchi.
Oggi, per via dell’elevata urbanizzazione le campagne attorno alle città sono quasi scomparse.

Eppure proprio nelle grandi città  pomodori, melanzane, zucchine, peperoni, fagiolini ed erbe aromatiche stanno attirando sempre più l’attenzione non solo degli appassionati, ma anche della pubblica amministrazione che sempre più spesso è chiamata a coordinare comitati e gruppi di cittadini desiderosi di realizzare nuovi orti in aree incolte, parchi, giardini di scuole e di aree verdi di pertinenza di strutture pubbliche e private.

Talvolta gli orti vogliono essere realizzati su balconi, terrazzi, tetti e addirittura pareti assumendo così forma “verticale”. Effettivamente con una gestione corretta è possibile ottenere buona parte degli ortaggi anche in spazi assai limitati come vasi e cassette.

Tra le capitali degli orti urbani c’è sicuramente Milano che negli ultimi tempi ha sviluppato moltissimi progetti di orticoltura urbana con grande successo.

Proprio a Milano ci sono alcuni visionari e imprenditori (tra cui Claudio Cristofani, architetto e gestore di 130 orti) che hanno fatto degli orti-giardini una vera e propria attività. Cristofani è il deus ex machina di un progetto in Via Chiodi a Milano, dove vengono affittati al costo di 360 euro l’anno IVA compresa per 75 mq di orto urbano a chi lo voglia coltivare. Con questa spesa si ha diritto all’acqua di falda sia come scorta intiepidita in un fusto da 300 litri per ogni orto che come erogazione al rubinetto (fornita sempre dall’organizzazione), negli orari prefissati in base alle stagioni.

Tuttavia, è importante ricordare come il numero di persone occupate in agricoltura siano da sempre un indice dello sviluppo economico e del benessere di un paese: più occupati in agricoltura ci sono più il paese è arretrato. Quindi è sbagliato pensare alla corsa alla orti in città come strategia di autosussistenza finalizzata esclusivamente alla produzione di cibo. Gli ortaggi su grande scala è bene che siano prodotti da operatori specializzati in terreni lontani da grandi fonti di inquinamento come le strade di grande traffico delle città. A questo bisogna aggiungere che tra le conquiste dell’uomo moderno c’è proprio quella di non essere più schiavi del lavoro necessario alla produzione di cibo.

Gli orti in città rappresentano comunque un enorme valore dove la produzione di cibo è sicuramente uno dei benefici secondari. Ben altri sono gli effetti positivi degli orti in città. L’orticoltura per mezzo della manipolazione con la terra, gli strumenti e le piante ha degli immensi effetti terapeutici (dimostrati dalla scienza) con grandi benefici per gran parte delle disabilità fisiche e mentali, nonché per la lotta alla depressione e allo stress che spesso affligge la vita in città. Gli orti urbani hanno un potenziale didattico che può guidare bambini, ragazzi e adulti attraverso la comprensione dei cicli biologici degli essere viventi e delle loro interazioni. A questo si aggiunge la possibilità di creare nuove relazioni e nuove forme di cooperazione e di cittadinanza attiva con grande vantaggio per il presidio del territorio comunale. Numerosi anche gli aspetti culturali che si possono sviluppare in un orto. Qualora un orto sia condotto con successo durante la stagione estiva può rappresentare una discreta integrazione con la spesa quotidiana

 

Quali sono gli aspetti tecnici che fanno un orto, un orto di successo?

Sono necessarie poche ma fondamentali indicazioni finalizzate ad evitare che l’improvvisazione possa condurre a comportamenti scorretti per la salute umana e l’ambiente, in particolare per mezzo dell'abuso di prodotti chimici quali concimi e prodotti fitosanitari.

Posizione e terreno

La posizione migliore è certamente in pieno sole, tuttavia anche aree in mezz’ombra e ombra possono dare risultati positivi se coltivate con le giuste specie. Il terreno deve essere lavorato almeno nei primi 40 cm e privato del pietrisco in eccesso. Fondamentale la presenza di un attacco per l’acqua. Il terreno può essere migliorato nel momento della lavorazione con l’aggiunta di stallatico e terricci. Per i terreni più difficili si può pensare a vasche rettangolari alte almeno 40-50 cm da posizionarsi sopra il terreno di partenza che andranno riempite con substrato più idoneo alla coltivazione.

Scelta delle varietà e semi

I semi possono essere acquistati in qualsiasi centro commerciale e negozio specializzato nelle apposite bustine che presentano per ogni ortaggio varietà appositamente selezionate per la coltivazione. In alcuni casi può essere utilizzata anche la semente prelevata dalla verdura consumata a casa (pomodori, melanzane, peperoni e peperoncini) con la consapevolezza che le piantine così ottenute avranno caratteristiche diverse dagli ortaggi da cui sono state ottenute. Per gran parte degli ortaggi è preferibile una semina in semenzaio (luogo protetto) alcune settimane (3-5) prima della messa a dimora per i primi caldi.

Una buona scelta del tipo di piante da mettere a dimora consente di avere l’orto sempre florido, anche in inverno dove verze, insalate e piante aromatiche possono dare ottimi risultati.

 

Concimazione

La concimazione si può effettuare all’inizio delle lavorazioni con materiale organico (stallatico soprattutto, ma anche compost) e completata con concimi granulari (urea, pollina) quando le piante presentano già un buon sviluppo vegetativo e le temperature sono almeno tiepide.

Antiparassitari

Gli orti in città per la vicinanza a persone e abitazioni è importante presenti il minor uso possibile di prodotti chimici. Una corretta gestione dell’orto consente di ridurre al minimo le probabilità di attacchi di parassiti. Insomma, verde rame, zolfo e anticrittogamici possono essere
tranquillamente banditi dall'orto in città.

Capitolati

È importante che ogni orto possa avere un regolamento snello ma efficace che eviti il più possibile il ricorso alle sostanze chimiche e in particolare suggerisca le operazioni da eseguire, ortaggio per ortaggio, per assicurare la buona riuscita del progetto.

Avvicendamenti e consociazioni

Gli avvicendamenti sono l’alternarsi delle colture sul medesimo spazio, mentre le consociazioni sono gli abbinamenti tra due o più ortaggi sullo stesso appezzamento di terra. L’avvicendamento tra leguminose e ortaggi particolarmente bisognosi di azoto (pomodori e zucchine) è sicuramente una pratica da consigliare così come le consociazioni con leguminose garantiscono una buona fertilità del terreno grazie alla capacità di fissare l’azoto attorno alle proprie radici.

 

Orti biologici

L’orto biologico è facilmente realizzabile in città. Con avvicendamenti e consociazioni ben studiate, unitamente a qualche accorgimento tecnico in più, è possibile realizzare raccolti di successo senza usare nemmeno un grammo di prodotto chimico. Gli antiparassitari possono essere sostituiti da prodotti fai da te ottenuti a partire da aglio ed erbe aromatiche che contengono principi attivi sgraditi a funghi e insetti. Come sempre, la parola d'ordine
per evitare malattie e insuccessi è la prevenzione.

Orti condivisi e gruppi di acquisto

Ogni orto può essere gestito e progettato con criteri diversi a seconda delle diverse esigenze. Gli appezzamenti più piccoli possono assolvere ad una funzione più estetica e di intrattenimento, mentre gli appezzamenti più grandi possono dare le soddisfazioni maggiori dal punto di vista della produttività, qualora siano scelte pochi ortaggi da coltivare su ampie superfici. In questi casi, un buon affiatamento tra le persone e la comprensione dei principi base dell’agronomia possono portare a una costruttiva suddivisione dei compiti per far diventare aree incolte veri e propri gioielli dell’orticoltura. Gli orti condivisi richiedono un buon coordinamento e il lavoro di squadra tra tutti i gestori degli orti diventando un ottimo punto di partenza per la costruzione di gruppi di acquisto capaci di reperire la frutta e la verdura (mancante nell'orto) da agricoltori professionali a basso costo.

02.11.2014 00:01

Scarti di potatura: rifiuto o risorsa?

 
La gestione del verde produce diversi scarti: dalle ramaglie ai residui di potatura, fino ad arrivare alle foglie raccolte nel periodo autunnale. Questi scarti sono matrici di origine organica che presentano una composizione ligno-celullosica con un’umida relativa molto variabile. Si tratta di scarti che potrebbero essere utilizzati in vario modo: dalla combustione per la produzione di energia o di calore, fino all’impiego come fertilizzanti organici.
 
La legge dopo aver subito vari aggiornamenti, oggi impedisce di riutilizzare questi scarti, a meno che questi non provengano dall’attività agricola.
 
In passato, per quanta riguarda i residui vegetali prodotti sul posto il Decreto Legislativo 152/06 assimilava questo genere di materiale ai rifiuti speciali, derivandone di conseguenza l'assoluto divieto di bruciatura.
 
Con il Decreto Legge 91 del 24 giugno scorso, convertito nella legge 116 l'11 agosto, è stata introdotta la possibilità di raggruppare e bruciare in piccoli cumuli, e in quantità giornaliere non superiori a "tre metri Steri", ossia tre metri cubi di materiale accatastato per ettaro dei materiali vegetali (paglia, sfalci, potature), purché tali attività vengano effettuate sul luogo di produzione. Solo rispettando questi requisiti i materiali vegetali non vengono considerati "rifiuti". In ogni caso, la norma prevede che queste pratiche siano comunque vietate nei periodi di massimo rischio per gli incendi boschivi, così come definiti dalle Regioni
 
L'Amministrazione Comunale valuterà le modalità di redazione di una specifica, nuova ordinanza, volta a disciplinare le attività di bruciatura.
 
I residui di potatura e sfalci derivanti dalla manutenzione del verde urbano sono considerati rifiuti speciali. 
 
Il Ministero dell'ambiente attraverso la nota del 18 marzo 2011 n. 16607, sottolinea che l'esclusione degli scarti vegetali dal campo di applicazione dei rifiuti è riservata solo a sfalci, potature ed altri materiali che provengono da attività agricola o forestale. Tali materiali devono essere adibiti all'impiego in agricoltura, in silvicoltura o nella produzione di energia da biomassa. (art. 185, comma 1, lettera f) del D.Lgs 152/2006). Mentre gli scarti vegetali provenienti da attività diverse, «da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali», sono invece rifiuti classificati come «rifiuti urbani» (ex art. 184, comma 2, lettera e) D.Lgs 152/2006).
 
La legge 13 agosto 2010 n. 136, aveva modificato dell'articolo 185 del Codice ambientale, introducendo la possibilità di considerare come «sottoprodotti», escludendo dalla disciplina dei rifiuti, i «materiali vegetali provenienti da sfalci e potature di manutenzione del verde pubblico e privato». Il Decreto Legislativo n. 205 del 3 dicembre 2010 ha abrogato tale possibilità, riformando nuovamente l’art. 185 escludendo solo dal campo di applicazione dei rifiuti gli sfalci, potature ed altri materiali da attività agricola-forestale utilizzati in tali attività o nella produzione di energia ("paglia, sfalci e potature, nonche' altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l'ambiente ne' mettono in pericolo la salute umana." art. 185, comma 1, D.Lgs. 152/06).
 
01.11.2014 23:09

Giardini: oltre a rose e viole c'è di più...

 
L’epoca delle viole e delle rose è finita! Pur essendo piante molto belle e assai diffuse, dotate di fioriture importanti, richiedono una notevole manutenzione. Infatti, se la coltivazione delle rose è caratterizzata da operazioni ricorrenti quali concimazioni, diserbo, potature e trattamenti fitosanitari, le viole spesso mal si adattano a essere collocate in aiuole e giardini in quanto necessitano di una temperatura costante (in inverno fa troppo freddo e in estate troppo caldo) e tollerano poco l’esposizione al sole nei mesi estivi. Ecco così che le piantine comprate durano poche settimane e presto vanno sostituite.  Discorso simile per moltissimi fiori annuali che spesso sono selezionati in contesti tropicali e che quindi hanno esigenze di fotoperiodo e temperatura molto diverse da quelle presenti alle nostre latitudini. Anche begonie, garofani, petunie, erike e surfinie sono più adatte a essere utilizzate in vasi sul balcone, proprio perché necessitano di condizioni più controllate e una frequente rimozione dei seccumi. Se questo vale per i giardini privati è ancora più vero per le aiuole e i giardini pubblici che necessitano di scelte molto pratiche capaci di garantire un buon effetto estetico ed ambientale e una gestione il più semplificata possibile.
 
Quindi, quali piante da privilegiare per questi contesti?
 
Una scelta sostenibile è sicuramente quella di puntare sulle graminacee poliennali. Si tratta di piante caratterizzate da un buon vigore vegetativo e che quindi riescono, senza una manutenzione onerosa, a garantire foglie rigogliose. Sono piante rustiche che si adattano a diversi contesti e che, nonostante non presentino di norma colori accesi e diversificati, sono talvolta caratterizzate da forme di fiori e foglie piuttosto insolite. Sono piante perenni e che quindi non necessitano di essere riseminate ogni primavera. Inoltre, la presenza nella maggiorparte delle specie di rizomi e organi di riserva speciali nel sottosuolo consente di mantenere le piante in buona salute anche per diversi anni. 
Ecco una veloce carrellata delle graminacee che si prestano a essere utilizzate per giardini e aiuole.
 
Miscanto
È una pianta originaria dell’America del Nord ed è in grado di formare corpi verdi molto vigorosi, che possono sembrare delle vere e proprie pareti. Nota anche come erba elefantina presenta diverse varietà con screziature molto particolari delle foglie, che sono sempre molto allungate e terminano a punta. Nei climi europei ha mostrato un ottimo adattamento. Si propaga per rizomi. Raggiunge un altezza superiore al metro a mezzo.
 
 
Pennisetum
Esistono due specie appartenenti a questo genere, utilizzate a scopo ornamentale. Si tratta di una pianta molto rustica la cui fioritura e il portamento sono di particolare pregio conferendo eleganza e ricercatezza ai giardini.
 
 
Panicum virgatum
È una pianta originaria del Nord America caratterizzata da un portamento cespitoso. Molto indicata per riempire spazi vasti con terreno povero.
 
 
Festuca ovina
Taglia bassa (20-40 cm), con cespi compatti e foglie sottili di color verde-grigiastro, presenta esigenze ambientali minime. Poco esigente, si adatta anche a terreni magri e a climi freddi e siccitosi. Portamento cespitoso.
 
 
Hordeum jubatum
Ricorda molto l’orzo tanto da essere caratterizzato da eleganti spighe argentate nel periodo estivo. Raggiunge un'altezza massima di 40 cm - 50 cm. 
 
Arundo donax
Si tratta della canna comune che, arrivata dall’Asia, oggi è ritenuta infestante di numerosi contesti urbani. Eppure esistono diverse varietà variegate  con striature molto caratteristiche capaci di conferire effetti stupefacenti nei giardini più spaziosi. Possiede dei rizomi che garantiscono l’attecchimento anche nelle condizioni più difficili.
 
Stipa calamagrostis
Forma cespi piuttosto fitti e presenta una fioritura che persiste anche durante l’inverno. Tollera molto bene la siccità. 
 
 
01.11.2014 00:55

Giardini condivisi: quale modello?

 
In città capita spesso capita di imbattersi in aree verdi che le amministrazioni pubbliche faticano a gestire perché di dimensioni contenute e magari molto distaccate da aree verdi molto più grandi. In queste situazioni le gestione del verde diventa più onerosa perché poco pratica.
Soprattutto in una situazione di difficoltà economica dei comuni il problema è ancora più sentito. Questa difficoltà si riscontra soprattutto per quelle aree intercluse tra diverse proprietà (pur restando pubbliche) oppure in quelle strisce di terra che costeggiano i marciapiedi e ancora le aiuole presso marciapiedi, piazze e parcheggi. 
Questa problematica, tuttavia, è accompagnata dalla crescente attenzione che la popolazione riversa nei confronti degli spazi verdi. I negozianti hanno sempre maggiore cura del verde e delle alberature che talvolta si trova davanti alle loro vetrine e i cittadini con un po di tempo libero tendono a occuparsi di questi spazi: vuoi mettendo a dimora piante, vuoi sistemando di volta in volta le ramaglie e le erbacce. Nonostante la buona volontà e le lodevoli intenzioni, spesso sono applicati comportamenti sbagliati ed ecco che nelle aiuole, a pochi passi dal centro di Milano, compaiono piante grasse ed oleandri oppure arbusti e piante esotiche messe a dimora con i più fantasiosi sesti d’impianto. Talvolta questo crea un ambiente disordinato che non va in direzione del decoro urbano e di un verde funzionale. Come fare?
I giardini condivisi stanno prendendo piede soprattutto nelle grandi città. I giardini condivisi sono spazi pubblici che alcuni cittadini decidono di curare e gestire in sostituzione dell’amministrazione comunale. Questo porta un indubbio vantaggio all’ente pubblico che si vede risolta la gestione di un’area e al tempo stesso i cittadini possono dare sfogo a tutta la creatività in materia di giardinaggio, facilitando tra l’altro l’aggregazione e la valorizzazione di alcune categorie di persone. 
A Milano quest’esigenza è stata recepita e metabolizzata. Oggi esiste un regolamento abbastanza dettagliato per quei cittadini che vogliono mettersi in gioco per migliorare l’ambiente urbano attraverso la cura di aree verdi dall’elevato valore ecologico. La precedura per gestire un giardino condiviso
è la seguente:
 
presentazione ai competenti uffici di Zone  di una  proposta di realizzazione del giardino condiviso su un’area di proprietà comunale  da  parte di  cittadini riuniti in Associazioni no profit. La proposta  dovrà essere accompagnata da una relazione descrittiva con la  quale l’Associazione illustrerà il progetto  di “massima” del   giardino condiviso;
 
verifica da   parte dell’Amministrazione che  l’area sia effettivamente  di proprietà del comune e  inutilizzata;
 
verifica da parte del Consiglio di Zona che il progetto presentato sia coerente  con gli obiettivi e le finalità del “progetto giardini condivisi”;
 
stipula di un apposita convenzione tra  associazione e il competente settore Zona.
 
I giardini condivisi si propongono di conciliare la presenza di piante ornamentali con elementi di orticoltura spendibili anche da un punto di vista didattico per scuole di diverso grado. Quando le dimensioni degli appezzamenti lo consentono le nuova vegetazione deve integrarsi con quella esistente, magari dopo aver selezionato le piante eventualmente da rimuovere e quelle, invece, da tenere.
Il buon funzionamento del giardino condiviso dipende in larga parte da un buon progetto che vada oltre l’aspetto tecnico e inglobi anche aspetti di carattere sociale e massimizzi la fruibilità per il maggior numero di persone. Sicuramente, in particolare nella fase iniziale il supporto di un Dottore agronomo potrà rendere il progetto più completo e sostenibile anche ai fini della presentazione della pratica in Comune.
 
30.10.2014 01:08

21 novembre: buona festa dell'albero!

 
Il 21 novembre è la Giornata nazionale  degli alberi. La festa vuole ricordare alla popolazione italiana l’importanza del patrimonio arboreo e boschivo per l'attuazione del protocollo di Kyoto e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione  del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il  miglioramento della qualità dell'aria, la valorizzazione delle  tradizioni legate all'albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani. 
Nella Giornata del 21 novembre il Ministero dell'ambiente e  della tutela del territorio e del mare realizza nelle scuole di ogni  ordine e grado, nelle università e negli istituti di istruzione  superiore, di concerto con il Ministero dell'istruzione,  dell'università e della ricerca e con il Ministero delle politiche  agricole alimentari e forestali, iniziative per promuovere la  conoscenza dell'ecosistema boschivo, il rispetto delle specie arboree  ai fini dell'equilibrio tra comunità umana e ambiente naturale,  l'educazione civica ed ambientale sulla legislazione vigente, nonchè  per stimolare un comportamento quotidiano sostenibile al fine della conservazione delle biodiversità, avvalendosi delle risorse umane,  strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza  nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
 
La giornata dell’albero è istituita dalla legge del 14 gennaio 2013, n.10. 
 
La "Festa dell' albero" è una delle più antiche cerimonie nate in ambito forestale e rappresenta la celebrazione che meglio dimostra come il culto ed il rispetto dell'albero affermino il progresso civile, sociale, ecologico ed economico di un popolo. 
Numerosi sono i documenti del passato che testimoniano quanto diffuso fosse l'impianto di nuove piantine in occasione di feste, ricorrenze ed avvenimenti. La più grande festa silvana in epoca romana era la "Festa Lucaria" che cadeva il 19 luglio, nel corso della quale, oltre ai riti propiziatori si festeggiavano le particelle di bosco impiantate nei mesi precedenti.
In epoca moderna la necessità di educare la popolazione al rispetto ed all'amore degli alberi anche attraverso una celebrazione si concretizzò per la prima volta in alcuni stati del Nord America intorno alla seconda metà dell'Ottocento quando, in conseguenza di spaventose inondazioni, larga parte del territorio fu colpita da disastrosi disboscamenti. Per questo motivo, nel 1872, il Governatore dello Stato del Nebraska, Sterling Morton, pensò di dedicare un giorno all'anno alla piantagione di alberi per creare una coscienza ecologica nella popolazione e per accrescere, così, anche il patrimonio forestale del proprio paese. 
 
 
Quel giorno fu chiamato Arbor day e la sua risonanza giunse anche in Europa dove trovò molti estimatori che diffusero l'iniziativa.
In Italia la prima "Festa dell'albero" fu celebrata nel 1898 per iniziativa dallo statista Guido Baccelli, quando ricopriva la carica di Ministro della Pubblica Istruzione. Nella legge forestale del 1923, essa fu istituzionalizzata nell'art. 104 che recita: "E' istituita la Festa degli alberi. Essa sarà celebrata ogni anno nelle forme che saranno stabilite di accordo fra i Ministri dell'Economia Nazionale e dell'Istruzione Pubblica" con lo scopo di infondere nei giovani il rispetto e l'amore per la natura e per la difesa degli alberi.
Nel 1951 una circolare del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste stabiliva che la "Festa degli alberi" si dovesse svolgere il 21 Novembre di ogni anno, con possibilità di differire tale data al 21 marzo nei comuni di alta montagna.
La celebrazione si è svolta con regolarità e con rilevanza nazionale fino al 1979; successivamente è stata delegata alle Regioni che hanno provveduto e provvedono localmente ad organizzare gli eventi celebrativi. 
 
28.10.2014 17:50

Milano: una riflessione sugli olmi di via Mac Mahon

 
Passi in avanti sulla tutela del verde?
La stampa meneghina ha dato grande spazio alla vicenda che ha visto
protagonisti i 180 olmi che crescono lungo la tramvia di via Mac Mahon (zona 8).
 
Al seguente link è possibile consultare alcuni degli articoli usciti sulla vicenda:.articoli Milano pdf (285186).
 
Il Comune di Milano, infatti, deve sostituire le rotaie a pochi passi dagli olmi. Secondo le informazioni di dominio pubblico gli olmi avrebbero circa settant’anni, mentre le rotaie avrebbero raggiunto un’usura non più tollerabile così da rendere necessaria la sostituzione e imminenti i lavori di rifacimento. Lavori che in un primo tempo dovevano comprendere l’abbattimento di tutti gli alberi.  
La notizia ha suscitato la netta contrarietà degli abitanti della zona che, insieme ad alcune associazioni ambientaliste locali, si sono spese in difesa degli olmi facendo ricorso presso gli organi competenti. 
Entrambe le posizioni, da una parte l’esigenza di Atm di sostituire la linea tranviaria e, dall’altra, la volontà di proteggere gli olmi che, ormai sono diventati parte integrante del paesaggio urbano, vanno nell’interesse di elementi importantissimi della vita cittadina. Fermo restando  che la sicurezza delle persone è una priorità assoluta che non deve essere mai subordinata ad altri aspetti, è evidente come il valore della vegetazione urbana, e in particolare gli alberi di alto fusto, sia sempre più riconosciuto dai milanesi.
Riconoscimento che ormai arriva anche dalla normativa nazionale che in più occasioni ha ribadito la grande importanza delle alberature cittadine e la necessità della loro tutela. Basti pensare alla recente legge 14 gennaio 2013, n.10, che riconosce quali alberi monumentali anche i filari collocati nel centro della città. 
 
Il confronto tra le due parti ha portato ad alcune importanti modifiche dei lavori di rifacimento che saranno condotti con una serie di accorgimenti che dovrebbero risparmiare la maggiorparte degli olmi. 
I lavori inizieranno a gennaio 2015 e saranno condotti in buona parte senza l’utilizzo di macchine escavatrici che potrebbero compromettere irrimediabilmente le radici. Inoltre anche la profondità di scavo è stata portata dai 50 cm previsti inizialmente agli attuali 38. Ogni albero sarà comunque sottoposto a valutazione di stabilità. Il cantiere sarà seguito da un Dottore agronomo che controllerà lo stato di avanzamento dei lavori e il rispetto di tutti quelle operazioni necessarie a salvaguardare gli alberi. La cittadinanza sarà aggiornata costantemente sullo stato dei lavori per mezzo di apposite bacheche informative. 
La situazione descritta è abbastanza complessa in quanto la sostituzione della linea tramviaria è necessaria, ma al tempo stesso il doppio filare di olmi rappresentano davvero un valore ambientale considerevole, riconosciuto dagli abitanti. 
Alla base della vicenda c’è una criticità di fondo rappresentata dall’eccessiva vicinanza degli alberi alla sede viaria del tram. Situazione che, infatti, si riscontra difficilmente nelle altre capitali europee dove, le tramvie non sono così frequentemente affiancate da alberi ad alto fusto, e le specie messe a dimora sono diverse. Gli olmi, tra l’altro, sono alberi di grande vigore che possono raggiungere notevoli dimensioni e quindi maggiormente adatti a contesti particolarmente spaziosi dove le radici possono esplorare una buona quantità di superficie libera da impermeabilizzazione. Sicuramente in quella posizione sarebbero stati più opportuni degli alberi di dimensioni più contenute come ciliegi da fiore o alberi di giuda. Certo è che ormai i percorsi tramviari affiancati da platani, olmi e bagolari sono diventati un elemento caratteristico del paesaggio urbano della capitale lombarda, a cui tutta la cittadinanza sembra essersi particolarmente affezionata, soprattutto in ragione del notevole colpo d’occhio e del grande ombreggiamento che queste piante esercitano nei mesi più caldi. 
Gli olmi oggetto della controversia sono comunque piante che hanno ampiamente raggiunto la maturità e che in città sono sottoposte a continui stress (soprattutto compattamento del terreno). Pertanto è importante un monitoraggio piuttosto frequente in quanto in queste condizioni gli alberi possono essere facili attacco di funghi cariogeni. Eppure, qualora la verifica di stabilità accompagnata da analisi strumentale e relazione tecnico-agronomica firmata da un dottore agronomo, regolarmente abilitato, attesti che gli alberi non presentino gravi difetti strutturali è ragionevole pensare che questi alberi possano ancora esercitare i propri effetti positivi sulla città di Milano e i milanesi. Perché, dunque non pensare di eseguire i lavori di rifacimento con alcune accortezze per tutelarli?
La vicenda di via Mac Mahon individua un nuovo approccio verso l’opera pubblica che per essere compresa e rispettata dalla cittadinanza deve essere necessariamente condivisa. In questo nuovo approccio, il verde urbano è una componente non secondaria su cui si avverte sempre più bisogno di professionisti preparati capaci di pianificare e programmare interventi corretti sotto tutti i punti di vista.
 
27.10.2014 20:37

Alberi monumentali: accorgimenti e buone pratiche

 
Un albero può essere classificato come monumentale qualora abbia dimensioni notevoli e/o abbia un particolare valore simbolico, storico e paesaggistico. Regione Lombardia già nel 2008 promuove la tutela degli alberi monumentali quali patrimonio naturale e storico della Lombardia attraverso la legge regionale 31 marzo 2008, n.10. La stessa legge prescrive che:
 
possono essere individuati quali alberi monumentali esemplari appartenenti alla flora autoctona e esemplari di specie di notevole valore storico, culturale e paesaggistico anche appartenenti a specie alloctone, purche´ non invasive ai sensi dell’articolo;
 
sono vietati il danneggiamento e l’abbattimento degli alberi monumentali, salvo che per motivi di sicurezza e incolumità.
 
Concetti, questi, ripresi successivamente dalla legge 14 gennaio 2013, n..10. L’articolo 7 stabilisce importanti disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.
 
 La legge nazionale stabilisce che per «albero monumentale» si intendono: 
 
l'albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali ovunque ubicate ovvero l'albero secolare tipico, che possono essere considerati come rari esempi di  maestosità e longevità, per età o dimensioni, o di particolare  pregio naturalistico, per rarità botanica e peculiarità della  specie, ovvero che recano un preciso riferimento ad eventi o memorie  rilevanti dal punto di vista storico, culturale, documentario o delle tradizioni locali; 
i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico,  monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani; 
gli alberi ad alto fusto inseriti in particolari complessi  architettonici di importanza storica e culturale, quali ad esempio  ville, monasteri, chiese, orti botanici e residenze storiche private. 
Tuttavia, le indicazioni fornite dalla normativa restano di carattere generale in attesa di criteri maggiormente specifici. Gli alberi monumentali richiedono un continuo e puntuale monitoraggio che verifichi costantemente lo stato di degradazione del legno e l’avanzamento di attacchi funginei. In questi casi le analisi strumentali condotte da agronomi preparati sono vivamente consigliate. Qualora gli alberi monumentali inizino a presentare fenomeni di degradazione del legno capaci di mettere a rischio la sicurezza delle persone e delle cose, prima di procedere all’abbattimento è necessario proporre soluzioni alternative. Il valore storico e ambientale degli alberi monumentali può, infatti, rendere conveniente la messa in sicurezza degli alberi per mezzo di gabbie in ferro, cavi tiranti in acciaio o speciali tutori appositamente studiati. Queste strutture possono combinare la sopravvivenza delle piante con la sicurezza.
La Provincia di Milano ha effettuato un censimento con apposite schede consultabile all’indirizzo:
 
27.10.2014 17:48

Un prato per tutte le occasioni

 
Sul prato passiamo una buona parte della nostra vita. A pensarci bene, infatti, il prato accompagna gran parte dei momenti di svago e il tempo libero di grandi e piccini. Sul prato giochiamo a calcio, pratichiamo sport, prendiamo il sole, ci intratteniamo con i nostri bambini, passeggiamo con il nostro cane, ci rilassiamo. Il prato è un elemento irrinunciabile del verde cittadino pubblico e privato: aiuole, giardini e parchi sono condizionati moltissimo dallo stato di salute del manto erboso nonché dalla sua gestione che, qualora sia male condotta, può portare a costi esorbitanti senza portare a risultati positivi. 
 
La buona riuscita di un prato è determinata da numerosissimi fattori: la qualità del terreno, le specie erbacee seminate, il clima della zona, l’esposizione del luogo e il suo utilizzo e la gestione (irrigazione, concimazione, trattamenti fitosanitari). Un prato di un campo da calcio dovrà avere sicuramente una progettazione e una gestione molto diversa da l prato di un’aiuola o di un giardino condominiale.   
Innanzitutto, l’agronomo deve comprendere bene attraverso il dialogo con la committenza qual è il compito esatto che il prato andrà ad assolvere. Il prato di un giardino pubblico classico e il prato di un giardino condominiale di particolare pregio avranno approcci molto diversi sia nella fase progettuale, sia nella gestione.
 
Il terreno deve garantire la massima abitabilità alle piante erbacee che verranno seminate. Quindi deve garantire la giusta quantità di aria, di acqua e di sostanze nutritive che sono indispensabili al metabolismo vegetale. Fondamentale conoscere gli usi passati del terreno:  spazi rimasti incolti per anni necessitano sicuramente di una serie di operazioni come il diserbo delle specie infestanti e la rimozione delle pietre in eccesso. Qualora il terreno sia stato interessato da fonti di inquinamento importanti è bene procedere con un’opera di bonifica. Terreni, invece, adibiti in precedenza a prato o a coltivazione possono essere utilizzati dopo una leggera aratura che consente di rimuovere il compattamento del terreno. 
Il terreno deve avere un’ottima capacità di sgrondo in quanto moltissime specie erbacee soffrono il ristagno idrico. Per questo terreni argillosi potrebbero essere arricchiti con un po di ghiaia o addirittura provvisti di un sistema più complesso di drenaggio, capace di rimuovere l’acqua in eccesso. In fase di semina il terreno dovrà essere arricchito con una buona dose di concimazione organica (stallatico, compost) e di concimazione granulare minerale in modo da assicurare un ottimo apporto di nutrienti, soprattutto azoto.  
 
Per quanta riguarda i giardini pubblici e privati, non sempre il classico prato all’inglese è la soluzione migliore sia da punto estetico, sia dal punto di vista dei costi. Il prato fiorito è un miscuglio di specie di fiori perenni ed annuali (garofani, fiordalisi, papaveri, ranuncoli, camomilla), di graminacee (loietto, festuca) e di leguminose (trifogli)  che manifesta il massimo effetto estetico in primavera ed estate dove raggiunge un altezza di 40-50 cm. Questo consente di ridurre la gestione, soprattutto gli sfalci e l’irrigazione. Infatti, essendo un prato che si basa soprattutto su specie rustiche dopo la semina (consigliabile in aprile) sono necessari solo pochi interventi d’irrigazione e uno sfalcio estivo. Qualora prima della semina si sia condotta una preparazione del terreno rigorosa, il prato fiorito va riseminato ogni 2-3 anni. Il prato fiorito è una soluzione strepitosa per quei contesti che richiedono un colpo d’occhio notevole, senza necessità di una grande fruibilità (interventi di naturalizzazione, aiuole, prati dove non ci sono grosse esigenze di gioco). 
Approccio totalmente diverso per i prati sportivi che richiedono una manutenzione molto onerosa e puntuale. Il prato in questo caso deve essere piuttosto omogeneo e sfalciato di frequente per garantire la stessa altezza dell’erba. I prati sportivi necessitano di una resistenza al calpestamento e al taglio che è assicurata da poche specie. Le specie devono contenere un buon quantitativo di silice accompagnato da un vigore vegetativo notevole. Per questo scopo si prestano bene specie appartenente al genere Cynodon e Zoysia.
Miscugli di altre graminacee quali specie appartenenti ai generi Poa, Festuca, Agrostis, Pennisetum, Paspalum, Stenotaphrum, Lolium e Dichondra si prestano particolarmente bene, invece, per quei prati che si trovano in giardini con un medio grado di calpestio (giardini pubblici, aree giochi, giardini privati dedicati al gioco dei bambini o con alta frequentazione). Prati così composti danno vita a tappeti erbosi verdi con un medio grado di manutenzione.  Anche in questo caso, l’utilizzo di specie macroterme (Cynodon, Zoysia) può essere molto utile. Il prato all’inglese nei climi mediterranei è molto complesso da mantenere in quanto solitamente è ottenuto in climi caratterizzati da temperature medio-basse ed elevata piovosità. Alle nostre latitudini il prato all’inglese è caratterizzato da una manutenzione piuttosto complessa che richiede necessariamente personale preparato, soprattutto nei mesi estivi. Il prato all’inglese presenta una grande uniformità capace di trasmettere ordine ed eleganza e necessita la scelta di alcune specie, in genere microterme:  Agrostis tenuis, Agrostis stolonifera, Lolium italicum, Lolium perenne, Poa pratensis, Poa annua, Festuca rubra, Festuca ovina
 
L’impianto d’irrigazione è ormai d’obbligo nella quasi totalità delle tipologie di prato, almeno per quanto riguarda il clima della Pianura Padana dove sempre più spesso le estati e le primavera presentano periodi di siccità e grande caldo. L’impianto d’irrigazione è consigliabile anche per quelle tipologie di prato, come il prato fiorito, che potrebbero anche non averne bisogno in quanto è importante lasciare una certa elasticità progettuale in ogni contesto.  La frequenza del taglio dipende da numerosissime variabili: clima, tipologia di verde, esigenze della committenza, specie presenti nel prato, tipo di terreno. Prati di giardini di pregio (dove il calpestio è minimo) possono avere necessità di 1-2 tagli a settimana. Per quanta riguarda, invece, i prati intensamente frequentati si può arrivare a un taglio ogni 2-3 settimane. Gli sfalci non devono mai essere condotti troppo radente il suolo per consentire alle gemme presenti poco sopra il colletto di ricacciare. Per i prati che richiedono frequente sfalcio esistono robot taglia-erba di eccezionale comodità programmabili e sicuri. 

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Andrea Bucci dottore agronomo a Milano, Monza, Pavia, Lodi, Bergamo e Brescia. Agronomo Milano.

bucci.agronomo@gmail.com

Via Boccaccio 2
Cesano Boscone (Milano)

Valutazione della stabilità degli alberi VTA, programmazione di potature, abbattimenti e sostituzioni di alberi di alto fusto. Progettazione, gestione e idee per la manutenzione di giardini, terrazzi, alberi e tutte le classi di verde pubblico e privato. A Milano e provincia...ma non solo!


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