Curare gli alberi - agronomo Milano

Tempo di potature: quando, come, perchè

25.10.2014 21:38
 
Con i primi freddi arriva il periodo più adatto alle potature, sebbene sia importante che gli alberi siano in riposo vegetativo e quindi abbiano perso completamente le foglie. Le potature vanno condotte quando le condizioni climatiche non sono favorevoli allo sviluppo di funghi (cioè le temperature iniziano a essere abbastanza basse) ma consentono al tempo stesso le operazioni su piattaforma elevabile (difficile effettuarle con forti piogge). Con la temperatura media che in autunno raggiunge sempre valori più elevati, soprattutto in ottobre e in novembre, a causa dei cambiamenti climatici, la finestra temporale utile per compiere le potature si accorcia. Infatti, è opportuno non ritardare eccessivamente le potature che devono dar  tempo anche all’albero di adattarsi alle nuove condizioni e prepararsi in modo adeguato alla primavera attraverso la formazione delle nuove gemme. Qualora le potature sono condotte già in piena primavera o a ridosso di quest’ultima, l’albero farà molta più fatica a “programmare” per tempo la nuova vegetazione, specie nel caso di potature drastiche. Per il clima della Pianura Padana una buona finestra temporale per le potature può essere indicata tra la metà di novembre e i primi di febbraio. 
Ma come vanno condotte le potature degli alberi cittadini?
Va ribadito che potature particolarmente drastiche non vanno mai nell’interesse del benessere della pianta, ne tantomeno delle tasche dei proprietari (o dell’amministrazione pubblica) e per dirla fino in fondo, anche degli stessi giardinieri. Cosa accade, infatti, dopo una potatura particolarmente drastica dove vengono rimosse tutte le gemme che in estate l’albero aveva predisposto per la primavera successiva ? È bene ricordare che è proprio dalle foglie che gli alberi traggono l’energia trasformando per mezzo della fotosintesi la luce del sole in zuccheri per il proprio metabolismo.  
Quindi se la potatura rimuove la maggiorparte, o addirittura tutte le gemme, che in primavera daranno vita alle foglie, l’albero per sopravvivere sarà costretto (tra il periodo della potatura e l’inizio dei primi caldi) a sostituire le gemme rimosse con altre chiamate “avventizie” consumando buona parte delle energie di riserva immagazzinati nelle radici e nel tronco. Ecco così che la primavera successiva l’albero produrrà tantissimi rami di piccole dimensioni collocati vicini ai punti di taglio dando origine a una chioma particolarmente disordinata, proprio in risposta al cospicuo asporto di biomassa. 
La potatura deve, invece, dare una forma alla chioma e rimuovere soprattutto quei rami secchi o malati che oltre a non servire più all’albero possono diventare pericolosi perché rischiano la caduta. Per questo, la rimozione delle gemme non deve mai superare il 40% dell’esistente, meglio concentrarsi sulla rimozione dei seccumi.  
Potature molto drastiche che vanno a rimuovere oltre il 40% della biomassa possono essere giustificati solamente da potature di riforma fatte per rimediare a tagli sbagliati eseguiti in precedenza. Quando, invece, le potature drastiche sono motivate da un forte conflitto tra un albero e un manufatto (edifici, muri, strade, marciapiedi, ecc) la soluzione potrebbe essere quella di sostituire l’albero con una specie di dimensioni più idonee al contesto. 
Le potature si dividono in:
 
Potature di riforma e di conservazione
Questo tipo di potatura ha l’obiettivo di rimuovere i rami più deboli e piccoli e selezionare quelli più robusti per indirizzare le energie della pianta verso questi ultimi. È una potatura che in genere si effettua dopo potature fatte male che hanno portato l’albero a recuperare l’esagerata quantità di gemme asportate con una produzione abnorme e disordinata di ricacci. 
La potatura di riforma può essere effettuata anche in occasione di alberi che sono collocati molto vicini ad edifici e impianti di illuminazione e che richiedono una forma particolare (indirizzare per esempio la chioma verso l’alto o lateralmente).
 
 
Potature con tagli di ritorno
Si applica soprattutto per contenere chiome di alberi ad alto fusto e consiste in una moderata riduzione del volume della biomassa. Il taglio di ritorno consiste nell’asportazione della parte terminale dei rami più vecchi con diametro maggiore. In dettaglio, il taglio va effettuato poco sopra una diramazione laterale che diventerà più vigorosa.. 
 
 
Rimonda
La rimonda consiste nella rimozione, in particolare nell’interno della chioma, di tutti i seccumi che impediscono all’aria e alla luce di penetrare. È un’operazione molto importante in quanto migliora sensibilmente l’estetica e la fisiologia dell’albero, soprattutto per quegli alberi messi a dimora con densità di impianto elevate. Nella maggiorparte dei casi, gli alberi più che di vere e proprie potature hanno bisogno di un’energica rimonda. Per quanto riguarda gli alberi di grandi dimensioni quali cedri e farnie la rimonda effettuata con personale ad alta quota (Tree climbing) presenta risultati nettamente migliori rispetto all’ausilio della tradizionale piattaforma. 
In tutte le potature è importante che i tagli siano effettuati con inclinazioni di 45 gradi, con attrezzi disinfettati ed esternamente rispetto al collare che caratterizza l’inserzione sul resto dell’albero. 
 

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Andrea Bucci dottore agronomo a Milano, Monza, Pavia, Lodi, Bergamo e Brescia. Agronomo Milano.

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